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Costruire ponti per il bene di tutti   versione testuale

L'Azione Cattolica riflette sulle imminenti elezioni amministrative


Vorremmo  proseguire la bella riflessione “Ragioni di un impiego per il bene di tutti”, a cura di Comunione e Liberazione di Imola, pubblicata nell’editoriale del 19 maggio scorso.
I punti richiamati su cui impostare un impegno politico (“lealtà verso la realtà, rimettere al centro il desiderio di bene mai sopito nel cuore di tutti, alimentare l’impegno per quel bene comune che è una sfida da raccogliere”) ci sembra siano fortemente indicativi della Politica con la P maiuscola.
Papa Francesco, in continuità con Benedetto XVI, ci ricorda che «La politica, tanto denigrata, è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose della carità, perché cerca il bene comune. Dobbiamo convincerci che la carità “è il principio non solo delle micro-relazioni: rapporti amicali, familiari, di piccolo gruppo, ma anche delle macro-relazioni: rapporti sociali, economici, politici”» (Evangelii Gaudium, 205). Coloro che attendono al proprio impegno politico come servizio alla comunità civile, coerenti con la propria vocazione laicale, ne danno una testimonianza.
Oggi pare prevalere una grave crisi di partecipazione e di senso democratico: sembrano prevalere le forze disgreganti, spesso rancorose, per cui la politica è una lotta tra nemici, una questione di contrapposizioni che scivolano sul piano personale. Occorre riaffrontare l’appartenenza ad una comunità civile che sia inclusiva di tutti nel rispetto di ciascuna identità, favorendo il coinvolgimento di chi è ai margini. «La città è un progetto che nasce dalla volontà di vivere insieme, un progetto radicato nella storia, nella cultura, un progetto che si vorrebbe aperto alla speranza… Sono in gioco una governance e un welfare che, mai come oggi, devono essere efficienti (le risorse disponibili non sono molte), giusti (nelle nostre città ci sono troppi squilibri), plurali (capaci di fare i conti con la molteplicità delle situazioni), condivisi e partecipati, in grado di valorizzare le energie, le capacità esprimibili dalla società civile, rispetto alla quale le istituzioni locali non hanno una posizione sovraordinata, bensì di servizio, di promozione, di regolazione» (L. Caselli, Dialoghi, n. 3, ottobre 2015).
Crediamo che il nostro territorio sia un esempio tutto sommato virtuoso: certo, non mancano problemi e situazioni su cui è necessario intervenire per sanare e migliorare, ma le indubbie qualità del nostro popolo, la generosità e la capacità di guardare al futuro, le reti sociali (a cominciare da quella primaria della famiglia), il volontariato, la cultura cooperativa sono tutte condizioni che hanno creato una buona trama di convivenza civile.
Questo patrimonio di bene ha supportato la volontà di vivere insieme. E non è una competenza esclusiva di chi si impegna in politica, ma prima di tutto è una responsabilità personale di ciascun cittadino. Quindi di ognuno di noi. Un interesse condiviso e diffuso alla cosa pubblica è nostra responsabilità. La volontà di costruire ponti, non di innalzare muri, è alla base di ogni azione volta a risolvere: dalla solidarietà privata e sociale (il darsi una mano…) all’azione propriamente amministrativa. È indispensabile la nostra partecipazione, che sarà tanto più efficace quanto più noi cittadini sapremo maturare elementi di obiettività e solidarietà. C’è bisogno di più democrazia partecipata, che stimoli ‘dal basso’ la classe politica ad avere cura del bene comune con un orizzonte vasto, di futuro. C’è bisogno di passione politica nei cittadini, affinché sia espressa anche dai loro rappresentanti.

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