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Ragioni di un impegno per il bene di tutti   versione testuale

Il volantino di Comunione e Liberazione in vista delle elezioni amministrative del 10 giugno


Il nostro territorio, caratterizzato da una laboriosità diffusa che ha generato attività manifatturiere, agricole, commerciali, da servizi sociali e sanitari di livello, da un sistema integrato di istruzione tra scuole comunali, statali e paritarie, non è stato risparmiato dalla crisi che ha attraversato il nostro paese, con la cessazione di attività di grosse aziende cooperative e di tante piccole aziende manifatturiere. 
Anche a Imola l’afflusso dei migranti e la difficoltà del processo di integrazione aumentano l’insicurezza, assieme a crescenti aree di emarginazione, collegate all’invecchiamento della popolazione, al problema degli alloggi per i meno abbienti e per le giovani coppie. Emerge una crisi della capacità educativa verso le nuove generazioni. Devono essere gestite con accortezza e lungimiranza le tematiche ambientali (come ad esempio i rifiuti).
A tutto questo si aggiunge un’ulteriore incertezza legata a una disistima e sfiducia nelle istituzioni, ma anche alla comunità umana nel suo complesso. 
La nostra città è attraversata da un desiderio di cambiamento e rinnovamento già manifestatosi nelle elezioni politiche del 4 marzo.
A volte questo desiderio si mostra “istintivo“, mosso dall’idea di abbattere chi è al potere, perché gli si attribuisce tutta la responsabilità di ciò che non va. Anche se spesso si mostra incapace di progettualità, è comunque un desi¬derio rilevante, trasversale e generalizzato, che vorrebbe contagiare le formazioni e le pro¬poste politiche.
Questo desiderio poi incrocia una crescente cultura del sospetto verso tutto e tutti che demo¬lisce tutto quello che nasce da un’appartenenza a un ideale, a una tradizione, a una storia, di qualsiasi colore e credo.
Una dilagante disgregazione dei rapporti umani ci fa pensare che quello di cui oggi c’è più urgenza è di soggetti che possano incontrarsi, dialogare e fare delle proposte credibili.
Da dove ripartire?
1. Lealtà verso la realtà. Guardare quel che c’è già di positivo attorno a noi, ripartendo da lì: vanno tolti gli occhiali dell’ideologia e del pregiudizio, per accorgersi che l’altro è un bene, anche l’avversario politico. Peraltro la felicità non viene da nessuna politica, che può solo sostenere o ostacolare il percorso alla pienezza di ogni persona.
2. Rimettere al centro il desiderio di bene mai sopito nel cuore di tutti. 
Di fronte a un bisogno la nostra natura ci spinge a dare una mano. Prima di lamentarci per 
inadempienze altrui, offriamo un contributo alla soluzione del problema. Per questo si de¬vono considerare i bisogni che emergono là dove si vive, anche se le emergenze possono sembrare altre.
3. Alimentare l’impegno per quel bene comune o bene di tutti, che Papa Francesco ci indica come una sfida da raccogliere. Non è uno slogan astratto, ma una esperienza: «L’individuali¬smo postmoderno e globalizzato favorisce uno stile di vita che indebolisce lo sviluppo e la stabilità dei legami tra le persone, e che snatura i vincoli familiari. (…) Noi cristiani insistiamo nella proposta di riconoscere l’altro, di sanare le ferite, di costruire ponti, stringere relazioni e aiutarci “a portare i pesi gli uni degli altri” (Gal 6,2)» (Evangelii gaudium, 67). 
4. Da questa passione al bene comune sono nate numerosissime opere sociali di risposta alla povertà e ai bisogni. Ad esempio, il Banco Alimentare, la Caritas, l’associazione Gio¬vanni XXIII, il Ristorante Il Ristoro, realtà di aiuto allo studio per ragazzi in difficoltà come Alecrim, opere che fanno riferimento all’Istituto delle Suore di Santa Teresa e ancora Santa Caterina, opere di supporto ai bisogni ospedalieri come Casa Anna Guglielmi, opere di ac¬coglienza agli immigrati come Trame di Terre, di sostegno alle persone con disabilità come Amici Insieme, ed infine di supporto ai lavoratori precari e disoccupati, come il progetto Insieme per il Lavoro; enti di formazione professionale legati ai sindacati e al movimento salesiano. 
Senza dimenticare il sostegno che la Fondazione Cassa di Risparmio di Imola dà a queste opere e allo sviluppo della città. 
Queste opere sociali non possono e non debbono sostituirsi all’ente pubblico: hanno in¬nanzitutto il valore di una testimonianza, richiamo a un impegno fattivo. D’altra parte, è completamente fuori luogo la proposta di amministrazioni “pigliatutto” che pensano di ri¬spondere da sole ai bisogni dei cittadini e al bene comune, emarginando e ignorando queste realtà. Tra l’altro, non ci sono più le risorse per farlo e si riduce al minimo l’aiuto ai cittadi¬ni. È giunto il momento di un partenariato pubblico-privato, senza considerare i cittadini come meri fruitori passivi di servizi.
A questo livello si colloca il ruolo della politica in queste elezioni. Per rispondere alle sfide attuali non occorrono partiti di plastica imposti dall’alto e nemmeno partiti del NO, ma per¬sone profondamente innerva¬te in un popolo reale e non virtuale, che portino nell’agone politico interessi e ideali della gente, mettendo al primo posto il bene comune. 
Per questo nessuno di noi – persone, associazioni e movimenti, politici e partiti – può rima¬nere indifferente all’appello espresso di recente da papa Francesco:
«Mettetevi in politica, ma per favore nella grande politica, nella Politica con la maiuscola! - attra¬verso anche la passione educativa e la partecipazione al confronto culturale (…) per incontrare tutti, accogliere tutti, ascoltare tutti, abbracciare tutti» (Papa Francesco all’Azione Cattolica Italiana, 30 aprile 2017).

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