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Associazione italiana allevatori a Roma per la festa di Sant'Antonio Abate   versione testuale

Il 17 gennaio una delegazione della diocesi ha partecipato alla messa del cardinal Comastri in San Pietro


In occasione della festa di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali e patrono di tutti gli allevatori, migliaia di allevatori provenienti da tutta Italia si sono dati appuntamento in San Pietro a Roma per partecipare alla messa celebrata dal cardinale Angelo Comastri e visitare la fattoria a cielo aperto allestita davanti al colonnato del Bernini dall’Associazione italiana allevatori (Aia).
Della diocesi erano presenti don Massimo Martelli e sei allevatori di Casola Canina.
La figura di sant’Antonio, pur appartenendo ai primi secoli dopo Cristo, è di estrema attualità. «Nella gente di campagna - dice don Martelli - il Signore trova delle risorse da sempre. La terra fornisce dei valori e mantiene saldo il legame alla tradizione cristiana attraverso la cura del bestiame e di tutte le creature».
Continua don Martelli: «Il clima che si respira in questa uscita è sempre molto positivo. Anziani coltivatori che accanitamente non rinunciano alle loro stalle ma anche giovani che si affiancano e prendono in mano aziende che per stare aperte rasentano l’eroismo. È eroico chi vuole continuare un’attività del genere perché in Italia ci sono troppe leggi e si rimane ingabbiati nella burocrazia. Gli orari degli allevatori sono imposti dagli animali ed è una vita dura. Però c’è un aspetto positivo: la nostra nazione è all’avanguardia dal punto di vista della tutela della salute e della garanzia dei prodotti. La filiera alimentare genuina è salvaguardata».
Nell’intervento alla messa il cardinal Comastri ha menzionato papa Giovanni XXIII, ricordando come non abbia mai nascosto le origini contadine della sua famiglia, la quale lo ha ispirato ad una correttezza e ad una fede vissuta nel quotidiano.
«Mi auspico che per i giovani che sentono la chiamata a vivere una professione a contatto con la natura, sia possibile, anche legalmente, accedere a questi lavori, senza una legge che sia di ostacolo ma di incentivo ad intraprendere l’avventura rurale» conclude don Martelli.

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