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Don Oreste Benzi, una vita spesa per gli altri   versione testuale

La Papa Giovanni XXIII ricorderà il suo fondatore nel decennale della morte. Sabato 18 Messa in cattedrale e a seguire testimonianze


"C’è una differenza tra prestazione e condivisione. La prestazione dà qualcosa, la condivisione dà Qualcuno. Ma anche la prestazione va trasformata in condivisione. Il bicchiere d’acqua dato è importante, ma la gente, prima del bicchiere d’acqua, vuole che tu le voglia bene. Gesù ha detto: “Ero ignudo e mi avete vestito”, non dice: “Mi avete mandato un container di vestiti”. È nell’atto della vestizione che avviene l’incontro con Gesù. Ti devi sporcare le mani con i poveri". Con queste parole, nel 1991, don Oreste Benzi, fondatore dell’Associazione Papa Giovanni XXIII, sintetizzava e applicava il suo carisma.

Il 2 novembre sono trascorsi dieci anni dalla morte di don Oreste e per l’occasione l’Associazione Papa Giovanni XXIII ha celebrato nella cattedrale di Bologna una messa con l’arcivescovo Zuppi. Nella diocesi di Imola la comunità è composta da una ventina di membri e anch’essi, grati per l’incontro che ha cambiato la loro vita, desiderano celebrare il decennale dalla salita al cielo del fondatore. "Nasce dalla gioia di ricordarlo e dalla volontà di farlo conoscere a chi non ha avuto la possibilità di incontrare quest’uomo – racconta Paola Folli, membro dell’Associazione - Anche per questo abbiamo cercato di contattare numerose persone tra cui tanti giovani".

Sabato 18, in occasione della Giornata mondiale del povero, hanno pensato a un momento di festa che comincerà alle 17.30 nella cattedrale di San Cassiano con una messa celebrata dal vescovo Tommaso Ghirelli. A seguire, dalle 19 circa, all’interno del chiostro del palazzo vescovile, sarà allestita una biblioteca vivente: numerosi gruppetti si raduneranno attorno a dei testimoni della comunità che rifletteranno su alcuni temi tanto cari a don Oreste Benzi.

Tra questi i migranti, la tossicodipendenza, la tratta di uomini, i carceri, la violenza. Tutti argomenti attuali e che spesso sono taciuti per non addentrarsi in conversazioni “scomode”. In particolare, una delle principali iniziative che l’Associazione porta avanti consiste nell’assistenza e nella compagnia, prima di tutto umana, alle donne che sono sulla strada. Aggiunge Paola Poggi, biologa e anche lei partecipante della comunità imolese: "Faccio parte dell’unità di strada e tutti i venerdì sera percorriamo la via Emilia per stare insieme a queste ragazze; parliamo con loro e a volte nasce anche un piccolo rapporto. Ormai da qualche anno tentiamo di portare avanti, attraverso una raccolta firme, l’iter della legge Bini, ovvero la punibilità del cliente nei casi di prostituzione, perché ci siamo accorti che occorre lavorare a monte per provare ad arginare il problema".

La grande forza d’animo e l’incredibile attenzione che aveva verso le persone ha permesso che diventasse un “padre” per molti. Attraverso un aneddoto lo ricorda ancora Folli, che lo ha conosciuto personalmente: "Era sempre al telefono perché chiunque lo chiamava per un aiuto. Infatti quando è morto non potevamo immaginare la nostra comunità senza la presenza di don Oreste, e invece in questi anni ci siamo addirittura ingranditi e il carisma è stato portato avanti da tutti gli aderenti. Ora la comunità consiste in ognuno di noi: dentro le case-famiglia e nei momenti di condivisione".

Ormai da tre anni è cominciata la causa di beatificazione: "Era un catalizzatore di attenzione: ogni tanto penso a dove potremmo essere oggi senza l’incontro con don Oreste" conclude Folli.


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