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A Cagliari la 48esima Settimana Sociale dei Cattolici Italiani   versione testuale

Riflessione in merito al lavoro che deve essere libero, creativo, partecipativo e solidale


 Fra i tanti invitati dalle diocesi, dalle associazioni e da particolari realtà presenti in Italia, tre erano i delegati della diocesi di Imola alla 48esima Settimana sociale di Cagliari che si è svolta dal 26 al 29 ottobre e che presentava il titolo “Il lavoro che vogliamo: libero, creativo, partecipativo e solidale”. Sul volto e nelle parole dei partecipanti si scorge la gratitudine per aver vissuto un momento intenso e arricchente. Un’esperienza che non si esaurisce nelle giornate cagliaritane ma che deve continuare nella realtà di tutti i giorni.

Daniele Drei, segretario diocesano del Movimento lavoratori di Azione Cattolica, racconta: "Partecipare alla Settimana sociale di Cagliari ha coinciso col fare una significativa esperienza di Chiesa. Sia durante i momenti ufficiali di relazione che negli incontri informali con le persone ho percepito un clima di casa insieme ad una diffusa voglia di contribuire alla costruzione del bene comune. È importante che tutta la Chiesa abbia a cuore il tema del lavoro e che, pur senza avere facili soluzioni ai tanti e complessi problemi che lo affliggono, abbia dato e continui a dare un contributo concreto e preciso sia in termini di proposte che in termini di valori di riferimento e orientamenti per il futuro".

Don Massimo Martelli, ripensando alle giornate sarde, lascia risuonare le esperienze e i valori proposti nel servizio che è chiamato a svolgere nella nostra chiesa locale. In primo luogo quello alla Fondazione Santa Caterina dove, ogni giorno a contatto con giovani, svantaggiati, immigrati, fa esperienza concreta della dignità che il lavoro porta nella vita delle persone, delle occasioni di integrazione e crescita umana, ma anche della difficoltà di rendere il sistema economicamente sostenibile. In secondo luogo, quello vissuto nelle comunità parrocchiali dalla vocazione ancora fortemente agricola: il sudore e la generosità degli agricoltori nel lavorare, lavorare tanto, cercando di produrre cosa buona non sempre assicura la gioia di poter godere del proprio lavoro, perché le dinamiche del mercato sono tali che gli agricoltori sempre più spesso vedono il loro lavoro svalutato e poco tutelato anche dalle politiche nazionali ed europee.

Anche Emanuela Spadoni riflette sul valore della quattro giorni: "A Cagliari, consapevole di incontrare delegati in qualche modo legati all’esperienza del lavoro, ho sperimentato una Chiesa vivace, attenta alla vita delle persone, ai problemi del Paese. L’attenzione all’evoluzione del lavoro che non si trasforma in chiusura o preoccupazione per il lavoro che non ci sarà più ma che punta sulle nuove possibilità che si creeranno. Ecco allora il focus sulla formazione continua e la tutela dei diritti dei lavoratori che operano con forme di lavoro sempre più flessibili, trasversali e non riconducibili ai modelli attuali. La necessità di un patto tra le generazioni per un lavoro degno e di qualità che va dall’investimento dei patrimoni anche personali sui giovani che vogliono creare qualcosa di nuovo al mentoring in ambito professionale che ipotizza una ripartizione del tempo che preveda il lavoro, il riposo, ma anche la cura dei soggetti più deboli, ricostruendo il tessuto sociale sulla fiducia e sulle relazioni".


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